Sale: come ridurlo

Proviamo a diminuire il sale?

Iniziamo questi brevi percorsi di ingresso alla dieta mediterranea con un punto critico dell’alimentazione corrente: l’utilizzo marcato del cloruro di sodio, nonché sale da cucina, sulle nostre tavole. Prima di approfondire gli aspetti fisiologici e salutisti di questa abitudine, vediamo perché si è arrivati ad un suo utilizzo così marcato.

Nell’antichità  il sale da cucina era considerato un alimento estremamente pregiato, un po’ come oggi il caviale, e quindi il suo utilizzo era estremamente controllato. Il suo valore traspare da numerosissime parole di uso corrente che contengono la radice “sal” di derivazione latina: sapiente si dice di una persona colta, salve e salute, salario che era la dose di sale che i soldati romani ricevevano come paga mensile. Anche nella tradizione cristiana, nel rito del battesimo, si bagnano le labbra del battezzando con acqua e sale per trasmettere sapienza e allontanare le tentazioni e  Inoltre il sale era un ottimo conservante in mancanza dei frigoriferi.

Numerosissime erano , nell’antica Roma, le vie del sale e, pare proprio che dall’interruzione di una di queste causata da una delle diatribe tra Pisa e Firenze, derivò una carenza del prezioso elemento tra i fiorentini i quali, sempre secondo la leggenda, non si persero d’animo ed iniziarono a produrre un pane senza sale, ossia “sciocco” tuttora utilizzato molto valido nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. In realtà l’abitudine del pane non salato sembra derivata da un fatto  puramente economico in quanto il sale costava troppo.

Oggi, che il prezzo del sale è alla portata di tutte le tasche, il suo consumo è incredibilmente aumentato raggiungendo il doppio della quantità giornaliera consigliata. ( circa 10 grammi invece dei 5 raccomandati). Inoltre quello che mangiamo abitualmente è il sale bianco raffinato, il più ricco in assoluto in sodio.

Come iniziare a modificare in progressione la dieta? Vediamo alcuni suggerimenti:

1 – è necessario tenere sotto controllo la quantità di sale introdotta. Ricordiamo che il sodio è componente essenziale dell’alimentazione e non deve essere eliminato del tutto, ma neppure assunto in quantità esagerate. Tenendo conto del sodio che viene assunto con il cibo che abitualmente mangiamo, la quantità di sale aggiunto non dovrebbe superare i 5 grammi, più o meno un cucchiaino da caffè colmo.

2- sostituire il sale bianco raffinato con sali grezzi come il sale grezzo marino, il sale rosa dell’Himalaya, il sale aromatizzato con erbe. Sono tutti tipi di sale a minor contenuto di sodio.

3- imparare la sostituzione del sale con altri aromatizzanti come erbe aromatiche, semi oleosi come sesamo e papavero, oppure con il gomasio le cui caratteristiche abbiamo già visto in questo blog.

Come vedete ci sono numerosi sistemi per iniziare a ridurre il sale. Passaggio essenziale, del quale vi renderete presto conto, è l’acquisizione di nuovi sapori dovuti alla riduzione del salato che spesso copre tutti gli altri aromi. Unitamente a questo la scoperta di erbe aromatiche o semi oleosi prima sconosciute come il timo oppure il sesamo ed il papavero. Chi soffre di ipertensione avrà sicuramente beneficio da questo tipo di variazione alimentare mentre chi ha livelli di ormone tiroideo elevati dovrà fare attenzione ad alte quantità di semi di sesamo e di girasole che contengono iodio, stimolante della tiroide.

Ricordiamo, comunque, che questo blog parla di alimentazione in assenza di patologie. Qualsiasi intervento nutrizionale in merito a malattie croniche deve sempre essere concordato con il proprio medico curante.

 

 

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