La pretesa della verità scientifica.

Di Paolo Morelli farmacista Direttore di Mangio Mediterraneo

Leggendo, in questi giorni l’ennesima polemica su un servizio delle Iene che analizzava, con il supporto autorevole di Prof. Franco Berrino, il rapporto tra tumore ed alimentazione mi sono venute in mente un paio di considerazioni che vorrei qui di seguito esporre.

Prima, però, i fatti: il servizio parla di un paziente con un tumore in una zona del cervello, che si è sottoposto sia a chemio che radioterapia. La cura ha avuto un successo parziale ed il tumore si è notevolmente ridotto, come dimostrato dalla tac.  Il paziente ha, in seguito, avuto effetti collaterali troppi dannosi ed ha preferito sospendere la terapia.

Dietro consiglio di una oncologa nutrizionista ha quindi modificato la sua dieta eliminando alcuni cibi acidificanti come la carne, lo zucchero raffinato, la farina bianca, il latte. Dopo qualche mese ciò che rimaneva del tumore era definitivamente scomparso.

La polemica è nata quando il caso è stato posto all’attenzione della medicina ufficiale la quale ha affermato che si trattava solo di effetti ritardati della chemio. Ora, se anche cosí fosse, non possiamo utilizzare questa scusa per giustificare tutti i precedenti casi di guarigione aiutata dal regime alimentare. Ciò che non tollero è la pretesa di una certa branca della medicina di avere in tasca la verità assoluta. Condivido il fatto che da sola l’alimentazione possa anche non farcela a contrastare il tumore, ma se si è dimostrata un valido supporto perché non utilizzarla come terapia supplementare affiancandola alle linee guida ufficiali. Se questo non avviene e poi si sente parlare di interessi commerciali nella vendita degli antitumorali non c’è di che meravigliarsi.

Mi ricorda un po’ quella volta che chiesi ad un’ostetrica come mai il ciclo della donna è quasi pari ad un ciclo lunare (28 giorni contro 29) ed i parti sono più frequenti al cambio di fase della luna. Mi rispose che non c’era assolutamente alcun nesso però nelle notti di luna nuova nei reparti di ostetricia aumentano i parti spontanei.

Questo significa che esistono meccanismi che, probabilmente, ancora non conosciamo e che forse, un giorno, impareremo a decifrare.

Allora vogliamo smettere di vantarci di essere depositari del verbo scientifico ed, umilmente, aprire la nostra visione verso possibili nuovi scenari? L’integralismo non porta a niente di buono, mai.

Se per vivere meglio, guarire meglio, morire meno può essere di aiuto cambiare alimentazione facciamolo. E non per questo rinunceremo ad un trattamento medico se necessita. L’obiettivo non è denigrare la medicina ma averne bisogno il meno possibile.

Ve lo dice un farmacista.

Buona Domenica!

 

 

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