Una scomoda eredità

Iniziamo con una storia di eredità: quella di una delle famiglie più in vista dell’antichità, i Medici nel Rinascimento fiorentino. La dinastia fu perseguitata da una malattia che all’epoca era definita “gotta” perché si credeva che una goccia (gutta) di un fluido malefico si depositasse nelle articolazioni facendole infiammare e dolere. Il padre di Lorenzo de Medici, si chiamava Piero di nome ed “il Gottoso” di soprannome: morì in seguito alla malattia lasciando il comando al figlio. Anche Lorenzo soffrì della malattia ma non morì di questa, bensì per la cura che gli fu data: assumere pietre preziose finemente tritate per bocca. La polvere fortemente abrasiva gli procurò lesioni gastriche che lo portarono velocemente a quella morte che nemmeno i pugnali della famiglia Pazzi erano riusciti a dargli.

In realtà la gotta era considerata a quell’epoca un male dei ricchi (“morbus dominorum”) perché portata dall’eccessivo consumo di proteine di origine animale. Oggi si è visto che la presunta ereditarietà di tante malattie come l’artrite, l’ipertensione, le cardiopatie in realtà è estremamente limitata con una percentuale del 2-3% (calcolata su casi di cancro in USA nel 1981)(1).

Allora perché in determinate famiglie si ha una frequenza maggiore di comparsa di una malattia? Perché spesso oltre al dna, nella famiglia viene tramandato anche lo stile di vita e , soprattutto, lo stile alimentare. E’ stato dimostrato che una modifica dello schema nutrizionale spesso può prevenire la presunta malattia ereditaria o, se presente, farla regredire. Molti studi, il più importante dei quali è il China Study, hanno sottolineato che nemmeno l’appartenere ad una certa etnìa può predisporre maggiormente ad una data patologia. Ad esempio, un Giapponese che vive negli Stati Uniti e quindi si nutre nello stile di quel paese, avrà molte più probabilità di ammalarsi di malattie cardiovascolari di un Giapponese che vive e si nutre in Giappone.

Altro esempio eclatante e molto conosciuto negli ambienti medici, è quello di una tribù nativa americana, gli Indiani Pima, che vivevano di caccia e non conoscevano, praticamente, le malattie metaboliche. Furono bloccati in una riserva ed iniziarono ad alimentarsi sullo stile dei bianchi americani. Nell’arco di una generazione l’80% di loro sviluppò obesità e diabete alimentare.

Quindi se siete in quella percentuale di popolazione (45,6%) (2) sofferente di una patologia cronica più o meno grave sappiate che non potete incolpare, se non minimamente i vostri avi, ma dovete riflettere sul vostro stile alimentare e di vita. E non è mai troppo tardi perché anche cardiopatici dichiarati che si sono sottoposti a regime alimentari controllati hanno assistito ad una regressione dei sintomi.

Quindi ricapitoliamo. Prima buona notizia. Non esiste una correlazione diretta tra familiarità e malattia (salvo poche eccezioni). Seconda buona notizia: la tendenza alla malattia cronica si può combattere con l’alimentazione e con lo stile di vita in qualsiasi momento della vita.

Come sempre: a buon intenditor poche parole…….

Dott. Paolo Morelli

(1) Doll,R. e Peto,R., “The causes of cancer:Quantitative estimates of avoidable risks of cancer in USA today” J.Natl.Cancer Inst. vol.66,1981,pp 1192-1265
(2) Roma, Prima Conferenza Nazionale sull’Accesso alle Malattie Croniche, 2010

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