Basta un poco di zucchero?

Chi di voi si ricorda la baby sitter più famosa del cinema mentre gorgheggiava una canzonetta inneggiante al potere persuasivo dello zucchero?

Lo faceva in compagnia di un improbabile merlo meccanico che fungeva da contro canto.

Ritengo sia una delle migliori dimostrazioni dell’utilizzo dello zucchero sin dalla prima infanzia come premio o addolcente persuasore in amarissimi sciroppi per la tosse. Lo zucchero altrimenti conosciuto come saccarosio, glucosio, glucosio liquido e via dicendo viene usato come sostanza dolcificante in molti alimenti di produzione industriale come dolci, merendine, biscotti, creme da spalmare. Ne è riprova il fatto che se andiamo a leggere gli ingredienti in etichetta di uno di questi prodotti, in barba al fatto che inizia con la lettera zeta troviamo lo zucchero sempre al primo posto. Questo significa che è il componente presente in maggior quantità.

Ma perché si fa un così largo uso dello zucchero? La ragione principale è che da sapore a prodotti che altrimenti non ne hanno, ma la seconda, e più grave, è perché spinge a consumarne sempre maggiori quantitativi .

Non per nulla la saggezza centenaria della dieta mediterranea pone i prodotti dolci in cima alla piramide al peggior posto, quelli che andrebbero consumati pochissimo, meno di tutti gli altri. Un tempo era facile rispettare questa regola perché lo zucchero raffinato costava carissimo e non tutti se lo potevano permettere ma oggigiorno è diventato di dominio pubblico.  E lo mangiamo, soprattutto, senza accorgercene.

Ma come funziona il meccanismo della dipendenza da zucchero? Esattamente come quello della dipendenza da droga. Nel nostro cervello abbiamo alcune sostanze che servono a facilitare il trasporto degli stimoli nervosi. Una di queste, la dopamina, serve a controllare funzioni molto delicate come il desiderio di mangiare o di fare sesso. Parliamo del primo esempio, perché il secondo potrebbe non essere consono a questo contesto. Se entriamo in una pasticceria con l’intenzione di prendere un caffè può darsi che il nostro olfatto oppure il nostro occhio siano attratti da un particolare alimento allettante a base, appunto, di zucchero. La nostra irrequieta dopamina si attiva facendoci credere che in realtà noi eravamo entrati in quel bar proprio per mangiarci quel particolare pasticcino ed adesso abbiamo tutto il diritto di farlo.

Stesso meccanismo dello shopping compulsivo. Magari ci ripromettiamo ( e sappiamo di già che sarà promessa da marinaio) che quello sarà il primo e l’ultimo della giornata, anzi della settimana, anzi no del mese! Quello che volete! l’importante è mangiarlo subito. Se questo non accade, ossia resistiamo alla tentazione, un senso di frustrazione si impadronisce di noi portando anche un filino di depressione.

Se invece cediamo e mangiamo il pasticcino l’appagamento sarà di breve durata e saremo pronti, in barba alle promesse poco sopra espresse, a mangiarne un altro a breve distanza pena la frustrazione di cui abbiamo già parlato. Se lo analizzate bene un meccanismo di questo genere somiglia a quella che viene definita una dipendenza: da fumo, da gioco, da droga addirittura.

Avete capito bene. lo zucchero può dare dipendenza e per liberarsi di questo spiacevole problema bisogna resistere, in media un mesetto, senza esagerare con zucchero sfuso o prodotti dolcificati. Si ci riuscirete vedrete che il gusto farà marcia indietro “resettando” tutti i sapori e riportando l’organismo in una situazione molto più equilibrata.

Ma perché lo zucchero bianco è così dannoso? Lo vedremo nel prossimo articolo.

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