Grano: la questione Canada

Cerchiamo di capire insieme cosa sta succedendo a Bari e perché tanto scalpore per l’arrivo di un carico di grano.

innanzi tutto i fatti: qualche giorno fa approda al porto di Bari un carico di 50.000 tonnellate di grano canadese giusto giusto alla vigilia del periodo della mietitura. La Coldiretti organizza un picchetto di protesta per impedire l’entrata in Italia del prodotto. La motivazione è che tale importazione di grano fa crollare il prezzo della produzione nazionale. Di parere opposto è invece Federagricoltori che afferma che ‘importazione è necessaria in quanto la produzione italiana non è in grado si sopperire alla richiesta dell’industria della pasta.

Al di là di chi abbia ragione o chi torto, vediamo cosa interessa sapere a noi consumatori. Secondo dati di mercato un pacco su tre di pasta in commercio è prodotto da grano non italiano ed uno su cinque da grano canadese.  Eppure la maggioranza assoluta di pasta in commercio risulta “prodotta in Italia” : come si spiega la cosa? Semplicemente perché in etichetta la dichiarazione di produzione riguarda solo l’ultimo passaggio della filiera, la produzione della pasta, che quasi sempre viene fatta in Italia.

Perchè dobbiamo evitare il grano canadese? Non è buono quanto il nostro? Nel grano di provenienza Canada troviamo un diserbante, chiamato glifosate, che serve ad ottimizzare la produzione del grano e che ha rivelato una possibile azione cancerogena. L’Italia è l’Europa stanno bandendo l’uso del glifosate in agricoltura. L’accordo di libero scambio tra Europa e Canada (CETA) permette al grano canadese con glifosate di entrare in Italia.

Da tutte queste considerazioni deduciamo che è preferibile acquistare pasta con denominazione di origine del grano dichiarata. La si trova ancora raramente e soprattutto attraverso quei canali molto attenti alla produzione locale ed al biologico. Nella grande distribuzione in alcuni prodotti della Coop, e in catene attente a questo aspetto come Natura Si.

L’attenta lettura ed interpretazione dell’etichetta riveste, quindi, una sempre maggiore importanza per la scelta del cibo che mangiamo.

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