C’era una volta una dieta 2

L'alimentazione consapevole

C’era una volta una dieta 2

Partiamo dall’inizio ovvero dalla storia perché è da quella che si può capire la Dieta Mediterranea. Circa 10,000 anni fa in Europa non c’erano frontiere: c’erano tribù che vivevano di caccia, quando riuscivano a cacciare anziché essere cacciati.

Quando le cose buttavano male, il che avveniva per la maggioranza del tempo, si nutrivano di radici o bacche con contorno di insetti. Si chiamavano cacciatori raccoglitori e via via che essi esaurivano le risorse di un territorio, passavano a quello accanto sempre che fosse libero. Altrimenti erano guai. Insomma una vita quanto meno pericolosa.

Ad un certo punto, sembra, fecero la loro comparsa lungo la costa dell’attuale Libano alcune popolazioni che provenivano dalla fertile terra racchiusa tra due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, anticamente conosciuta come Mesopotamia e recentemente denominata mezzaluna fertile, anche se la mezzaluna si estende su un territorio ben più ampio.

Questi popoli conoscevano la coltivazione e le tecniche dell’agricoltura e portavano con se i semi di piante a noi molto note come l’Ulivo, il Farro e la Vite.

La loro tecnica derivava dall’osservazione delle piante che già si trovavano in natura: venivano selezionati i semi di quelle più robuste e venivano piantati e coltivati. Poi di nuovo selezionati, piantati e via dicendo. Il clima e le periodiche inondazioni dei due grandi fiumi potevano permettere fino a 3 raccolti l’anno.

Queste piante trovarono terreno ideale lungo le sponde del Mar Mediterraneo e costituirono insieme a molto pesce ed un poco di carne la dieta della quasi totalità delle popolazioni che vivevano sulle rive o nell’immediato entroterra di questo mare.

Che la zona mediterranea fosse particolarmente adatta è dimostrato soprattutto dalla cartina dove si vede la diffusione della pianta di ulivo che come potete osservare si sviluppa all’interno di 2 precise latitudini non sopra né sotto.

Con il passare del tempo questo cibi si fusero con le tradizioni locali acquistando significati sociali e religiosi. Le popolazioni stanziali lunga le rive diventarono prima navigatori e poi mercanti ed insieme alle merci iniziarono a scambiare anche tradizioni e cultura con risultati ancora oggi visibili.

Abbiamo quindi visto le origini della nostra alimentazione.

Non crediate che i sapori di quei tempi siano andati totalmente perduti: ancora oggi potete trovare alimenti come il farro nella sua varietà monococco. Fu talmente importante che la sua coltivazione durò per migliaia di anni fino a diventare un piatto forte della cucina popolare dell’antica Roma. Insieme all’orzo, all’avena e via dicendo. Vedremo come le radicali trasformazioni del cibo siano avvenute in seguito al boom economico e, prima, molte regole basilari dell’alimentazione sono rimaste immutate per millenni perché radicate nello stesso tessuto sociale, religioso e terapeutico di molte popolazioni.

Ma questa è un’altra storia.

 

Paolo Morelli

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